Giorgio Griffa, Arrotondato, 2025, 95 x 220 cm (matrice 75 x 200 cm), acquatinta - dettaglio
Giorgio Griffa, Arrotondato, 2025, 95 x 220 cm (matrice 75 x 200 cm), acquatinta - dettaglio
Questa mostra nasce da un tempo condiviso e presenta presso la Stamperia d’arte Albicocco di Udine un ciclo di acquatinte di Giorgio Griffa. Non è semplicemente l’esito di una collaborazione tra un artista e una stamperia, ma il risultato di un’intima prossimità: un lavoro sensibile costruito attraverso incontri, ritorni, gesti ripetuti e prove.
La Stamperia d’arte Albicocco è entrata nello studio torinese di Giorgio Griffa, e lo studio, a sua volta, si è aperto a tempi e modi della stampa. Così sono nate alcune grandi matrici preparate direttamente dall’artista. Non una semplice trasposizione o riproduzione di un’opera su carta, ma un nuovo lavoro che scaturisce dal confronto diretto con la lastra, superficie che oppone resistenza e chiede alla mano di adeguare il gesto e al segno di trovare nuove strade.
Sotto la sapiente guida dei maestri stampatori Corrado e Gianluca Albicocco, che accompagnano l’intero processo, Griffa affronta quindi la calcografia come estensione diretta del proprio dipingere, e l’acquatinta risponde in modo straordinario: restituisce — per via indiretta — la profondità e la complessità delle velature di colore tipiche della sua pittura. La luce gioca con la superficie, viene riflessa e modulata sulla carta che assume funzione attiva, simile a quella del muro nell’affresco, conferendo a queste stampe una vitalità e una leggerezza peculiari.
Alla pratica sensibile condivisa con il maestro Griffa, fatta di aggiustamenti di dettaglio e decisioni puntuali, si è affiancata la realizzazione e gestione di matrici di dimensioni non consuete — le più grandi 75 × 200 cm — che rende evidente la straordinaria perizia tecnica della Stamperia Albicocco, chiamata a misurarsi con una scala operativa complessa e raramente affrontata nella calcografia.
Ai tre grandi soggetti Arrotondato, Angolo acuto e Angolo retto delle aquatinte del 2025 si aggiungono in mostra tre nuovi soggetti del 2026 Forte debole azzurro, Forte debole rosa e Forte debole viola. Completano l’esposizione due stampe del 2025 appartenenti al ciclo del maestro dedicato al numero aureo, Canone Aureo 938 e Canone aureo 820. Quest’ultima è stata scelta dalla Fondazione come omaggio ai Patrons per il suo nuovo progetto di Membership.
Un prezioso testo di Luca Pietro Nicoletti, nato anch’esso da un felice incontro in studio, accompagna e approfondisce la mostra, arricchendo il catalogo edito dalla Stamperia Albicocco in collaborazione con Magonza.
(gc)
Spazi di silenzio e intermittenze di colore. La pittura di Griffa alla prova della calcografia.
«Uso il segno per circondare il colore», mi dice Giorgio Griffa al nostro primo incontro nel suo grande e luminoso studio. [...] Quella battuta iniziale, che accompagna la conversazione con gesti misurati, coerenti con la cadenza della voce e con l’intima indole urbana dell’artista, prendeva le mosse da Henri Matisse, uno dei pittori che più ha amato, ricorrente nei suoi scritti come punto di riferimento e termine di confronto per l’argomentazione di poetica: quando parla di pittura il tono della voce si anima con maggior vivacità, si increspa di quella passione interiore che non si può ridurre a semplice opera di “servizio”, ma si dimostra una radicale necessità esistenziale, che tramite la disciplina paziente del lavoro ha aiutato a capire qualcosa di più del presente e della vita. [...]
Nella calcografia non è possibile ragionare sull’assorbimento del colore da parte del supporto: l’inchiostro non penetra nella carta come l’acrilico diluito nella fibra del tessuto. Stava allora all’abilità dello stampatore recuperare qualcosa di quella trasparenza in fase di inchiostratura e pulitura. A Griffa, invece, spettava il compito di conservare la fluidità del gesto usando un medium per lui non abituale, che non scorre con la stessa leggerezza del colore dilavato sulla carta o sulla tela. [...]
Eppure, nel procedimento messo a punto in oltre sessant’anni di pittura da Griffa erano potenzialmente presenti presupposti calcografici che attendevano di esprimersi. [...] Di certo rimaneva intatto, anzi trovava nuova vita, il suo desiderio, di «introdurre spazi di silenzio», con le ricadute che questo poteva avere sulla percezione del lavoro e della sua finitezza nel non finito: «il lavoro», mi dice «è compiuto quando mi fermo, cioè quando rimane una parte di silenzio».
Tutto, insomma, si tiene su uno stato di sospensione e rarefazione tanto visiva quanto temporale.
Luca Pietro Nicoletti